I vantaggi di queste strategie hanno avuto tempo breve perché la concorrenza non è stata a guardare e si è subito adattata a questo nuovo modo di pescare. Così, il tasso tecnico dei pescatori cagliaritani si è impennato di colpo, e lo si può notare dai carnieri fatti giornalmente e nei risutati delle gare: nella prima manifestazione si è vinto con 24 prede mentre nelle ultime manifestazioni non si è più al sicuro neanche con 50 cefalopodi. Con mio grande piacere ho notato che ogni anno i pescatori che fanno questo tipo di pesca e che hanno voglia di partecipare alle manifestazioni sono sempre di più, a dimostrazione che la pesca tataki è diventata una tecnica a 360 gradi. Anche le attrezzature, vedi canne e mulinelli, si sono evolute: ho partecipato personalmente alla progettazione di tre attrezzi tecnici per la pesca tataki che hanno riscosso un grande successo e hanno aiutato a migliorare l’azione di pesca di tanti appassionati. In ultimo, ma non per importanza, abbiamo lasciato i nostri amici artificiali: io ne utilizzo tantissimi, di svariate marche, tra cui Yamashita, Dtd, Seika e i sardissimi Mataki. L’errore più grosso in questa pesca è quello di fissarsi con un artificiale in particolare, con un colore specifico o di una sola marca. Il mollusco cambia le sue preferenze in continuazione. La strategia vincente è dunque avere svariate esche e cambiarle in continuazione fino a quando non si troverà il colore giusto per la situazione che potrebbe però cambiare da un momento all’altro. Altra parte fondamentale di questo gioco è l’utilizzo della strumentazione che equivale ai nostri occhi sott’acqua: più la strumentazione è di alto livello e maggiore è la nostra padronanza nell’utilizzo, più sarà semplice trovare lo sfuggente calamaro. Personalmente utilizzo strumenti Furuno che sono rinomati per essere i migliori strumenti per la ricerca del cefalopode.